Il Tema del Festival Frammenti quest'anno sarà Aspettando i Tartari.
Partendo da una suggestione di Dino Buzzati, l'obiettivo è quello di promulgare il principio di sostenibilità partendo da una base culturale, diffondere gli ideali che la sostenibilità comporta tramite la cultura.
Lo sviluppo concettuale della tematica della sostenibilità focalizzerà quest'anno il solo aspetto culturale, mettendo al centro il tema del dialogo interculturale.
Lo scopo è quello di analizzare un'idea di cultura contemporanea concepita come risultato di incontri ed attese, di paure collettive e di aperture solitarie; di effettuare una istantanea di una società come la nostra, nella quale diventa vitale il confronto con la diversità, con la varietà culturale e con la relatività espressiva. Ulteriore obiettivo è la spinta ad una introspezione collettiva della nostra cultura, poiché spesso la semplice evocazione della diversità e la sua forzata caratterizzazione nascono dalla necessità della legittimazione della propria identità.
Il semplice atto dell'attesa dell'Altro e la sua ossessiva ricerca, a volte inconscia, determina comunque un cambiamento culturale, una ossessione cieca ma naturale. Cieca perchè spesso corrisponde al vizio di osservare ciò che è altro, senza minimamente metterlo in relazione con il proprio io culturale, ma naturale come naturale è la tendenza alla definizione della diversità semplicemente come errore piuttosto che come valore.
Partendo da una suggestione letteraria di Dino Buzzati, Frammenti quest'anno diventa "Aspettando i Tartari".
Nel libro di Buzzati, il protagonista, il tenente Drogo, spende la sua intera carriera in una sorta di malia, che lo inchioda in una fortezza dimenticata da tutti, ultimo avanposto che domina la pianura detta "Deserto dei Tartari". I militari che la abitano sono, infatti, animati e sorretti da un'unica, inconfessata speranza: vedere apparire all'orizzonte, contro le aspettative di tutti, i nemici.
Fronteggiarli, combatterli, diventare eroi: sarebbe l'unica via per restituire alla fortezza la sua importanza, per dimostrare il proprio valore e, in ultima analisi, per dare un senso agli anni spesi in quel luogo. Nell'attesa della "grande occasione" si consuma la vita di Drogo e dei suoi compagni; su di loro trascorrono, inavvertiti, i mesi, poi gli anni.
Quello che cercheremo di focalizzare è la necessità di non attendere l'arrivo dei barbari o Tartari o extracomunitari che siano, seduti dentro una fortezza costruita dalle nostre angosce, ma cercare di aprire le porte di questa ideale roccaforte, e senza fissarsi sulla eventualità di una minaccia ma concentrandosi sulla complessità dell'esistente, per poter così serenamente volgere il nostro sguardo non al Deserto ma alla Città, alla Polis. |
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